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da "Il Giornale.it" - 30 dicembre 2009 -

"Genova, il Pd dice sì alla moschea e in città esplode la protesta"

"Giustiziare i nemici di Dio". Così ha esordito in questi giorni il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. L'Islam vuole la fine dell'Occidente anche ora che non c'è più l'America di Bush. E' la settimana di Natale. 23 dicembre 2009. Solo a poche ore dalla nascita del "nostro" Salvatore e a Genova si scartano i regali, un pò in anticipo. Un terreno di oltre cinquantamila metri quadrati offerti in dono dal sindaco della città, con la sua giunta, alla Fondazione Islamica Genova e all'intera comunità musulmana per la costruzione di una moschea, con partenza lavori allo scoccare del nuovo anno.

Ma la cittadinanza è stata forse consultata?! La risposta è naturalmente no. Paladini di democrazia che non hanno fatto i conti con chi ha permesso loro di prendere simili scelte. A questo dirigismo di staliniana memoria oserei dire, fanno sentire la propria voce esponenti dell'opposizione proclamando un referendum già per il 23 gennaio prossimo, accompagnato dall'abrogazione dell'atto della delibera di giunta.

Generosi d'animo con chi minaccia di giustiziarci contraccambiamo erigendo un luogo di ritrovo per chi, ad oggi, risultano essere i protagonisti del dibattito sul terrorismo mondiale.

Si toglierebbe dunque la libertà di culto, tanto amata nella nostra Costituzione, ma... proteggersi è forse un reato?! Preservare gli stessi musulmani che non vogliono essere giudicati da un imam troppo severo e neppure da un uomo convinto che la sorte della vita di una figlia (o moglie che sia) possa dipendere dalla crudeltà delle sue mani, per semplice dignità personale.

Bello sarebbe stato iniziare con... "C'era una volta...", ma questa non è una fiaba e a rimetterci purtroppo non è mai chi riempie il proprio fiato con false promesse su giustizia e libertà, ma genti comuni abbindolate da credenze disumane dove la religione risulta essere un puro appiglio e strumento di sterminio.

Riccardo Spedicato

 

da "L'Unità.it" - 08 gennaio 2010 -

"Gioia Tauro, ferita donna in auto con bimbi"

Oggi, la scienza non sembra più aver limiti. Oggi, la ricerca compie passi da gigante in ogni ambito. Oggi, si pensa già al domani...tuttavia oggi, donne sono violentate in mezzo ad una strada; uomini, massacrati e derubati; bambini, rapiti e venduti come merce.

Siamo nel medioevo?! No...siamo in Italia, uno dei Paesi più evoluti al mondo; faro per ogni immigrato clandestino che vorrebbe un lavoro, cerca speranza, pretende giustizia e libertà. E già, pretende...ma...spacciare è un lavoro?! La giustizia si guadagna forse con la violenza?!

Quello dell'immigrazione è uno degli aspetti più problematici della società attuale.

Benvenuto a colui che umilmente chiede dimora, gli sarà concessa. A colui che cerca occupazione...la troverà. Chi, da uomo, cerca una donna con cui vivere il futuro e non qualcuno su cui sfogare istinti e crudeltà.

Purtroppo, però, difficile sarà convivere con chi non affianca i costumi della sua terra, la propria cultura con la nostra ma anzi vorrebbe imporli.

Difficile poi fidarsi di chi per vivere pensi possa bastare elemosinare, e perchè no con un foglio tra le mani che "vanta" quale tra i quindici figli se la cava peggio.

Se esiste la xenofobia, anche se mai giustificata, non sarà forse perchè lo "straniero" vuole rimanere tale???

Riccardo Spedicato

 

"Terremoto ad Haiti"

Haiti...terra baciata dal sole, sfiorata dal vento, bagnata dal mare. Paradiso terrestre,angolo del nostro universo che meglio racchiude le meraviglie e lo splendore della natura. Paradiso che in pochi istanti è diventato sede di un vero e proprio inferno!

Pochi attimi che hanno portato alla distruzione totale, "cancellando" il futuro di donne, uomini e soprattutto bambini, "vite" inconsapevoli di essere tali perchè non ancora vissute!

La terra ha tremato, inghiottendo al suo interno tutto quello che sino ad ora aveva sostenuto.

Attimi che sui corpi dei "più fortunati" hanno lasciato ferite e lesioni, che solo il tempo riuscirà a rimarginare. Quello che invece resterà indelebile sarà lo sgomento provato e il dolore che oggi, sono evidenti sui loro volti e nei loro occhi, ma che per sempre hanno segnato la loro anima e la loro mente.

Ricostruire un avvenire, una "vita normale": è questo il primo grande obiettivo dei superstiti, disposti a tutto per conseguirlo.

Nostro dovere, invece, sarà portare soccorso a quelle popolazioni, dimostrando "seriamente" come in situazioni estreme debbano sgretolarsi le differenze economiche, politiche e sociali presenti tra gli uomini.

Simili catastrofi fanno e devono far riflettere su quanto sia inestimabile il dono della vita; su quanto, spesso, sia inutile inseguire chimere che distolgono dalle piccole gioie quotidiane, come può essere il sole che si spegne in un tramonto!

Riccardo Spedicato

 

"Allarme famiglia: società in crisi"

E' una strana epoca la nostra! Molti aspirano al meglio, vogliono emergere, primeggiare, anche se a scapito del prossimo.

Quelli che dovrebbero essere valori cardine di una società moderna e progredita stanno dissolvendosi rapidamente sino a sbiadire quasi totalmente. Tra questi, quello della famiglia sembra essere destinato all'estinzione: impegno di pochi "sventurati" che ripongono fiducia, fedeltà ed amore eterno in quella che dovrebbe essere la persona con cui condividere il resto della propria vita. Per la maggior parte purtroppo, però, le nozze non appaiono più scritte sulla lista dei desideri. Per coloro che ancora ci credono, invece, spesso e con molta facilità il grande sogno termina con una firma, nero su bianco, dinanzi ad un giudice qualunque, gettando nel dimenticatoio le promesse fatte dinanzi a Dio.

Non ci si accontenta più dei piccoli gesti. D'altra parte, non si fa nulla per mantenere vivi quell'amore e quel rispetto che tanto in principio erano stati pretesi.

L'umanità, a volte, sembra dimenticarsi di ciò che rende "piena" la vita, degli obiettivi da perseguire per sentirsi veramente realizzati.

Forse la normalità, la semplicità, ma anche il rispetto e la responsabilità non sono più prerogative di cui vantarsi. E dunque quale sarà la normalità?! Come la dignità di uomo riuscirà ad esplicarsi per la sua vera natura?! Non sarebbe auspicabile volgere uno sguardo al passato, per attualizzare quei valori che hanno sempre fatto della famiglia il fulcro di una società sana?

Riccardo Spedicato

 

"La libertà di parola avalla l'insulto?!"

Sappiamo forse qual è il rapporto tra Santoro e la RAI? Ha diritto a vita di poter disporre "dell'informazione" dei suoi programmi, a mio credere, caotici e mirati? O è lo stesso "giornalista" che vorrebbe essere liquidato per poi fare la vittima del nuovo governo liberale? Pare faccia di tutto per essere censurato, scaricando poi la colpa... indovinate su chi?! E se così fosse, si parlerebbe dunque di martirio.

Cacciato dalla porta, rientra dalla finestra: pronto a trasferirsi, col suo casting d'eccellenza, in diretta da Bologna protestando sulla TV di Murdoch. Protesta per la libertà di parola, libertà di pensiero, libertà d'espressione, libertà di... offendere e calunniare. Paradossale è sentire parlare di "libertà" da chi toglie la parola agli ospiti non appena si dice qualcosa non conforme alle proprie linee.

E' pretendere troppo richiedere un'informazione che tutti vantano democratica? Informazione vera ed imparziale... non a senso unico!

Anno Zero: unico merito professionale del giornalista... eh si, perchè oramai l'informazione è ridotta allo "Zero"!

 

Riccardo Spedicato

 

La città di Surbo omaggia Giacomo Leopardi

La città di Surbo ha omaggiato Giacomo Leopardi”. La conferenza, tenuta nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale, ha visto la partecipazione del Sindaco, prof. Daniele Capone. dell’assessore alla cultura, avv. Mariuccia Valzano , del prof. Salvatore Capodieci e la  presenza eccezionale del Professore e Rettore Emerito dell’Università degli Studi di Lecce, Mario Marti.

Relatrice la dott.ssa Elisabetta Benucci del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Firenze e responsabile dell’Archivio Storico dell’Accademia della Crusca. Studiosa di Leopardi e non solo, ha affrontato uno dei temi cardine degli scritti del poeta: Recanati come “prigione”.

“E io mi dispero proprio…

Che mi tocca di vivere in questo carcere”. (G. Leopardi)

Scivolando col pensiero sui versi narrati si è data visione del contrasto tra la  natura rigogliosa e lussureggiante di Recanati e le mura solide della clausura di Giacomo Leopardi, prigioniero e di un paese piccolo, gretto, definito “città morta” dominata dall’ignoranza, e dalla propria famiglia che lo voleva costretto, rinchiuso in casa. Ardente diveniva il desiderio di fuggire da Recanati, dove l’unico divertimento era lo studio, “divertimento che m’ammazza”. Alla dannazione del dove consumare la vita in quel luogo selvaggio si aggiungeva la prigionia imposta dal padre Monaldo. Tuttavia, nelle opere della fanciullezza , i rapporti con la famiglia sono descritti nei versi come sereni: piccoli richiami sulla serrata educazione ricevuta alternati da laboriose fantasticherie, favorite soprattutto dallo splendido paesaggio da cui era circondato. E’solo dopo le prime esperienze e i primi viaggi e a causa del suo malessere fisico, che il Leopardi realizza la sua diversità non solo nei confronti dei familiari, ma anche in relazione al mondo intero.

Molte sono le città italiane che hanno ospitato il poeta, mete definite dallo stesso “salti nel buio”. Solo Pisa sarà davvero apprezzata da Giacomo perché luogo di rinascita ed evoluzione interiore. Tutti viaggi questi che hanno suscitato nostalgia e malessere nell’animo del poeta e che lo hanno portato a “soffermarsi sul pensiero”, meditando che il suo luogo di origine è privilegiato proprio perché piccolo e raccolto, al contrario delle altre grandi città dove non si può che vivere da spettatore. Recanati diviene, dunque, fonte di ispirazione per i suoi componimenti. Gli abitanti diventano personificazione di vitalità, pietà e laboriosità del paese e la natura diviene la cornice della vita del poeta in cui egli “dolcemente” si abbandona. La tematica affrontata, quella della prigionia, si è fusa, nelle parole  della studiosa, con i grandi amori del poeta e le tristi delusioni. Ma è anche il filo rosso che accomuna alla vita del poeta, quella della sorella Paolina, obbligata alle sue stesse costrizioni, con la negazione di ogni possibilità di stabilire rapporti umani. E sognava…

La lettura di “ A Silvia”, “L’Infinito” , “ Alla luna” e “A se stesso” , immergendo l’uditorio in un’atmosfera  intensa e malinconica, ha dato vita a momenti di altissimo sentire.

 

Riccardo Spedicato

 

 

 

 

 

 

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